Skill&Music | Luca Salsi, “Il templario”
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Luca Salsi, “Il templario”

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno nell’Ernani di Giuseppe Verdi, con la direzione di Riccardo Muti, il baritono Luca Salsi torna al Festival di Salisburgo per cantare ne Il templario di Otto Nicolai, tratto da Ivanhoe di Walter Scott. In programma in forma di concerto il 27 e il 30 agosto alla Grosses Festspielhaus di Salisburgo, l’opera vede protagonisti, assieme a Luca Salsi che interpreta il ruolo di Briano di Bois-Guilbert, il tenore Juan Diego Florez nel ruolo di Vilfredo d’Ivanhoe e il mezzosoprano Clémentine Margaine in quello di Rebecca. La direzione è affidata ad Andrés Orozco Estrada, a capo dei Wiener Philharmoniker e del Salzburger Bachchor.

“Sono felice di tornare a cantare nel più importante festival del mondo – dice Luca Salsi – e in un’opera come Il Templario, di rarissima esecuzione, ma che ebbe la sua trionfale prima in Italia, al Teatro Regio di Torino, nel 1840. È impressionante vedere come la musica italiana nell’Ottocento abbia influenzato la cultura Mitteleuropea: un grande musicista tedesco come Otto Nicolai, con la sua straordinaria maestria nell’esplorare le potenzialità espressive della melodia, rende un evidente omaggio al nostro Belcanto, e a compositori come Bellini e Donizetti che ammirava enormemente. Anche cantando l’opera di un tedesco, noto per aver fondato un’orchestra gloriosa come i Wiener Philarmoniker, si può essere fieri della cultura italiana.”

E proprio i Wiener Philharmoniker saranno chiamati a eseguire l’opera, in una sorta di omaggio ideale a Otto Nicolai, che li fondò nel 1842 a Vienna, con il nome di “Società Filarmonica”. Nato nel 1810 a Koenigsberg e formatosi alla scuola berlinese, Nicolai divenne presto grande ammiratore dell’opera italiana coeva, assimilando i modelli forniti da Donizetti, Mercadante e Pacini. La sua carriera teatrale si intreccia con quella del giovane Verdi, poiché il successo del Templario a Torino coincise con la modesta accoglienza dell’Oberto. Verdi e Nicolai poi, si scambiarono i libretti di Nabucco e de Il Proscritto, con le conseguenze che tutti conosciamo.