';
LA CLEMENZA COME STRATEGIA POLITICA MANIPOLATORIA: MICHIELETTO TORNA A ZURIGO CON L’ULTIMA OPERA SERIA DI MOZART

Da questa sera fino al 25 maggio con Marc Minkowski sul podio

«È una storia capace di dirci molto sulle dinamiche psicologiche legate al potere politico nel mondo di oggi». Questa la chiave con cui Damiano Michieletto interpreta La clemenza di Tito, il dramma mozartiano con cui fa ritorno all’Opernhaus Zürich dopo quattordici anni dal suo Poliuto del 2012. Da questa sera al 25 maggio il regista veneto porta in scena nel teatro svizzero – per cui ha firmato anche Lucia di Lammermoor (2008), Il Corsaro (2009), Luisa Miller (2010) e una ripresa de La Scala di Seta (2013) dal Rossini Opera Festival – un nuovo allestimento dell’ultima opera seria di Mozart con la direzione musicale di Marc Minkowski. Ad affiancare il regista per l’occasione è il consueto team composto dallo scenografo Paolo Fantin e dal light designer Alessandro Carletti, mentre i costumi sono di Klaus Bruns. 

«Ho scelto di ambientare la vicenda in un ufficio, quello di Tito, un grande politico alle prese con una serie di crisi – prosegue Michieletto. Tito vive con l’ansia costante sia di piacere al popolo sia, allo stesso tempo, di mantenerne il controllo; una necessità che esercita anche attraverso una precisa strategia politica: quella della clemenza, appunto. Tito non è l’emblema del buon monarca, ma dell’astuzia e della capacità di manipolare e controllare l’elettorato, il Senato». 

Opera dunque sul potere, sul senso di colpa e sul perdono, La clemenza di Tito è un dramma politico e morale che segue le vicende dell’imperatore romano Tito alle prese con un complotto che coinvolge il suo più caro amico, fino a quasi, dice ancora Michieletto, «assumere i caratteri di un thriller». Il nuovo allestimento vede protagonisti sul palco Pene Pati come Tito Vespasiano, Margaux Poguet nel ruolo di Vitellia, Yewon Han nella parte di Servilia, Lea Desandre in veste di Sesto, Siena Licht Miller in quella di Annio, Andrew Moore come Publio.  

Fresco dal successo del suo lungometraggio d’esordio Primavera, dopo il titolo mozartiano Michieletto è atteso in giugno alla Scala di Milano per la prima italiana della sua Carmen, mentre a luglio farà il suo debutto al Festival di Bregenz firmando la regia della sua prima Traviata.

Info: https://www.opernhaus.ch/spielplan/kalendarium/la-clemenza-di-tito-1/2025-2026

Crediti foto: Damiano Michieletto © Fabio Lovino

Carla Monni